Baci sotto il salice

La luna è oramai l'ombelico di questo volto nero costellato di efelidi bianche come una distesa immacolata, i salmi serali delle creature notturne s'innalzano verso il cielo colmando il silenzio. I tetti delle case del villaggio spariscono sotto il buio e le strade sono abitate di una quiete di cui neppure un cadavere in tomba gode.

Il castello è silente come un bambino nel proprio nascondiglio quando gioca a nascondino, le uniche luci accese sono le lattee sclere degli occhi delle guardie che vegliano le mura del palazzo.

Nel sonno le nostre vite sono poste nelle loro mani, ma io questa notte mi veglierò da solo.

Abbandono la mia stanza e mi reco nel giardino che si trova sul retro del castello, cammino leggero e zitto come la pianta della ninfea sulla superficie dell'acqua, quando passo davanti la porta della camera dei miei genitori il mio cuore palpita così rumorosamente da emettere addirittura l'eco.

Così procedo lesto e silenzioso verso le scale che conducono alla sala del trono, luogo dove il battito d'ali di una farfalla muoverebbe i pilastri.

Presto alta attenzione a come cammino e respiro, in questa ora ogni cosa è pesante.

Entro per la porta che conduce nella cucina, da lì poi esco trovandomi sul retro del castello.

Passo affianco all'ovile cercando di non svegliare i cavalli ed evitato il loro risveglio, proseguo con un passo più agile e sicuro verso il ponte che conduce al giardino.

Hansel non è ancora arrivato, ha detto che si sarebbe fatto trovare di fronte lo specchio d'acqua del laghetto ma non c'è traccia di lui qui.

Mi guardo attorno e tutto ciò che vedo è inghiottito dal buio, salvo alcune parti su cui la luce bianca della luna tocca.

Giro attorno al laghetto e vado verso il salice piangente, entro sotto la sua accogliente chioma, mi siedo con la schiena al tronco e attendo smaniosamente l'arrivo di Hansel.

"E se si fosse dimenticato?" mi domando, ma dubito che si lo sia scordato, so che desidera passare questa notte insieme più di quanto lo desideri io.

Ma più l'attesa si distende e più la mia carne arde, potrei nel frattempo appagarmi da solo mentre lo penso nella sua nudità, ma sarebbe come iniziare un banchetto senza l'ospite d'onore.

Decido di sopprimere la voglia e attendere con ansia e impazienza il suo arrivo.

Il tempo scorre ma per fortuna la mia pazienza vien retribuita, le ciocche  del salice vengono dimezzate come due tende dall'entrata di Hansel.

Al mio ritrovo mi sorride senza dire una parola, avanza verso di me e ogni suo passo è silenzioso come il respiro di un germoglio.

Si porta al mio fianco e mi saluta con un bacio all'orecchio, ricambio il saluto baciandolo sulla gote sinistra e una carezza.

Chiara la poca voglia di parlare, in questo momento il silenzio è prezioso e sacro, servirà per cullare i nostri respiri e gemiti.

Sale sul mio ventre e si alza la canotta per poi lasciarla sul prato, la veduta del suo petto scoperto accende in me una fiamma calorosa.

Si china e mi bacia sulla bocca, ho desiderato il gusto di queste labbra dal risveglio, e adesso che ne sto finalmente gustando il dolce sapore, mi sento realizzato come un peccatore appena perdonato per le sue perversità. Esse sono più dolci del miele e della mirra, anzi, anche più  dello zucchero di canna.

Mentre le nostre labbra restano unite tra di loro come se nate per esserlo, le sue mani scivolano sotto la mia blusa da notte e dopo una lunga serie di carezze me la sfila per la testa per gettarla sul prato assieme la sua.

Lo avvolgo tra le mie braccia e i nostri petti s'incontrano e si ascoltano.

Dal tronco dell'albero mi distendo sul terreno con lui ancora seduto sopra di me, le nostre dita s'intrecciano e si esplorano nomadi.

I suoi occhi color cenere brillano in questo buio come le stelle nel cielo, è come guardare due corpi celesti da vicino senza bruciarsi, straordinario.

Lo accarezzo in volto e lui si appoggia sulla mia mano tenendola chiusa come una perla tra le sue mani.

«Sei bellissimo»

Sussurro ammirando il suo fascino raffinato, possiede quella bellezza naturale che solo quelli benedetti hanno, e io mi ritengo fortunato di essere il proprietario di questa opera magnifica.

«Mentre ero nella tinozza, ho desiderato di te...»

Scorro il dito sulle sue labbra umide e rigogliose mentre gli confesso i miei pensieri immorali.

«Ho immaginato il tuo corpo nudo nell'acqua con i tuoi capelli bagnati tra le mie dita»

Egli con un sorriso angelico sogghigna ascoltando le mie confessioni con passione e piacere, e man mano che la mia lingua fluisce nei dettagli portando, in superficie tutto ciò che vi stava sul fondo, le sue candide guance s'imporporano di un rosso fulvo come una goccia di sangue sulla buccia di una ciliegia.

Gli si disserrano di poco le labbra come se bramassero di assaggiare qualcosa di dolce ma spirituale, nudo e senza vergogna, dichiaro tutto senza trattenere nulla in cuor mio.

Le mie frasi avvelenano il suo spirito innocente e candido, ma quel veleno è delizioso per il suo palato, nei suoi occhi posso leggere il piacere, l'ardoso desiderio che compia ciò che sto dicendo.

Il suo respiro diventa affanno e dal suo affanno escono flebili gemiti impediti dai denti serrati, il suo corpo prende vita propria e comincia a muoversi sulle note delle mie frasi pungenti, pungenti perché come spine di rosa lo pungono nel basso ventre e la sua schiena percossa da un brivido di piacere s'inarca. Con la stessa movenza con cui i cigli del mare massaggiano la riva, così la sua intimità si muove sulla mia, sale e si ritira a rilento. Appoggio senza stringere, le mani sulle sue tonde e soffici natiche e lo accompagno nel suo sinuoso movimento sopra di me.

«Voglio lambire la perla di rugiada che stilla da te, arrivare a conoscerti e spingermi nelle tue viscere solo per sentirti dire il mio nome»

Il suo petto scende e s'innalza lestamente, la sua temperatura corporea accresce e le sue movenze acquistano maggior libertà. Porta le mani attorno le braghe e mentre li abbassa mi supplica di continuare a recitare smancerie losche, io, gratificato del suo tormento smanioso e delle sue gesta disperate, proseguo padroneggiando un tono più lussurioso e regnante.

«I miei occhi vogliono vedere il tuo corpo percosso dai miei infiniti e furenti impeti, e le tue dita strozzare e strappare i fili d'erba del prato per sopprimere il piacere indomabile e selvaggio che presto proverai. Le mie orecchie vogliono sentirti gridare come una pulzella che viene conosciuta per la prima volta e i tuoi gemiti Hansel, oh, i tuoi gemiti ingravideranno il silenzio di questa notte»

Mi alzo dal terreno e faccio in modo che sia lui a stare steso presso di me, poi porto la mano alla sua mandibola e stringo leggermente bagnandomi della saliva che contorna le sue labbra.

«Che cosa desideri tu, invece?»

Si lascia sfuggire un singhiozzo, giulivo che gli abbia posto questa domanda.

«Voglio che voi facciate tutto ciò che avete detto: spingetevi dentro la mia carnalità, desidero che voi possiate ammirare il mio corpo percosso e frustato di spinte. Impugnerò i fili d'erba di questo prato fino a strapparli dal terreno, gemerò con fragore meglio di una fradicia meretrice»

Vitalità e passione abbondano nel suo sguardo come se stesse ammirando l'ascesa di una divinità dai cieli, respira indiavolato come se tutto ciò che ha appena detto lo abbia alleggerito di un masso.

Resto a contemplare il suo volto interpretabile e arrossato.

«È questo quello che vuoi?»

Domando stuzzichevole per estendere l'attesa, allo scopo di provocare la sua pazienza.

«Sì principe mio, ve ne prego, sto impazzendo»

Hansel è come una margherita addormentata, i suoi petali sono chiusi ma se strappati uno dopo l'altro con delicatezza, si può scoprire ciò che vi è nascosto dentro.

Lo schiavo docile e sottomesso che è in lui ora è esposto e spoglio a me, si spoglierebbe persino della sua dignità pur di farsi penetrare fino al fulcro delle sue interiora.

I suoi luminosi occhi scongiurano disperati con le sue labbra.

«Addentratevi nella mia carnalità»

Aggiunge, e leggendo l'affermazione nel mio sguardo solleva le ginocchia e divarica le gambe per concedermi di immettermi in lui.

Senza alcuna esitazione lo sostengo per i posteriori delle ginocchia e man mano che m'induco nel profondo di lui, la sua espressione facciale descrive e accompagna ogni parte di me che avanza adagio in lui.

Da un volto rilassato e ansioso, a una fronte aggrottata con i denti conficcati sul labbro inferiore. Ora è il solito piacevole dolore pungente, ma una volta che la spinta diventa una fluttuazione serena e calma, ecco che le sue sopracciglia si rilassano e i suoi denti liberano il labbro inferiore dalla morsa.

Come un germoglio nel grembo di un seme cullato nel cuore del terreno, sboccio e fiorisco in lui e una volta che la mia candida linfa fluisce dentro la sua carne, il suo corpo prende vita.

Si anima di un albore brioso come una primula gialla in primavera. Geme gaio, tutto ciò che è attorno a noi svanisce, restiamo solo io e lui sotto il salice piangente.

I nostri cuori ardono e divampano che le nostre pelli si scottano, possiamo sentire il calore e i battiti di uno e dell'altro come se fossimo una sola carne.

Affondando le dita nella terra mi supplica di essere varcato con più vigore, e io ovviamente, lo sazio.

Mi sento come una farfalla appena uscita dal bozzolo, come una nuova creatura appena schiusa. Mi sento nuovo e diverso quando mi unisco a lui e la sensazione è mille volte più piacevole di quando si realizza un dipinto.

Il suo volto è stordito dalla frenesia, il suo corpo ha finalmente raggiunto il culmine del piacere e i suoi occhi ormai persi nella goduria, sono rovesciati e persi in meraviglia.

Clamorosi gemiti erompono dalle nostre labbra, le nostre carni fioriscono sprigionando un ardore furente e appassionato ripieno di vita.

Vorrei che questa notte non avesse fine, che le stelle rimanessero in cielo a vegliare su di noi, e che il sole non si svegliasse più.

Come le stagioni non cessano di susseguirsi, così io voglio poter continuare a unirmi con il mio amato.

«Oh Eledhwen...»

Farfuglia spaesato «Dimmi» rispondo, ma egli tace e non aggiunge nulla se non un flebile sussulto provocato dall'ennesima spinta, termina la frase guardandomi con i suoi occhi ancora offuscati, complimenti inebriati come lo stagno nella notte.

«Lo so che mi ami»

~⚜~

La parte più dolce nel sesso è la fine, quando entrambi stiamo distesi a meditare su ciò che insieme abbiamo fatto con le nostre carni. Lui con la testa appoggiata sul mio petto ad ascoltare il brano del mio cuor a lui dedicato, il mio braccio è su di lui e lo sguardo di tutti e due anche se rivolto verso le ramificazioni del salice, sono entrambi persi tra pensieri e ricordi recenti di cui mai vorremo dimenticare.

Gioco con le sue ciocche d'albicocca attorcigliandole attorno all'indice, poi, quando il ciuffo si fa stretto attorno al dito, lo slego, facendolo scivolare con grazia sul resto dei capelli. Avvicino leggermente il naso su di essi e inalo il profumo di cenere e cucina ancora intrappolati nella chioma, un odore sgradevole per qualcun altro forse, ma benché si trovi su di lui, l'odore della cenere sa dello stesso profumo che spruzza una dama al collo.

Narcotizzato e drogato dell'aroma che sprigionano i suoi ciuffi ondulati, continuo ad annusare affondando il naso nella sua chioma proprio come se stessi annegando le narici in un bocciolo, se le droghe avessero questo gusto io sarei un drogato e se il tabacco avesse avuto questo stesso profumo sarei un fumatore.

«Principe mio, posso sapere che cosa state facendo?»

Domanda alzando gli occhi verso di me «Sto annusando i tuoi capelli»

«Ma puzzano» risponde imbarazzato portando la mano sulla testa per coprirsi, sorrido e bacio il dorso della mano che tenta di coprire i capelli.

«Se puzzassero veramente come dici tu, non li annuserei»

Lo bacio in fronte e gli sposto via la mano «Di che odorano?»

«Profumano del sudore di una rosa che ha lavorato nella cenere»

Gli accarezzo il viso con il fianco della mano ammirando il suo sorriso come se fosse la prima volta che lo vedessi, e sarà sempre la prima per ogni volta che lo guarderò. Scommetterei tutto il mio patrimonio, sostenendo a petto gonfio e senza timor di perdere nulla, che non c'è nessun altro al mondo che possiede le labbra belle come le sue, non c'è nessun altro che sorride come lui.

«Dimmi Hansel, dove lo trovo un sorriso come il tuo?»

Domando annegando in quei suoi occhi polverosi ricolmi di bellezza, assaggio con lo sguardo le sue labbra come se le desiderassi ancora, come se i numerosi baci di prima non mi avessero saziato abbastanza.

Molti uomini nascondono i propri tesori per paura di perderli in balìa dei nemici, ma io sarò un uomo il quale lascerà esposto il suo tesoro, affinché tutti possano ammirarlo e dire con ammirazione e invidia "Beato lui che lo possiede". Se Madre Natura esiste allora è un artista tirchia, ha messo la bellezza di mille fanciulli in uno solo.

Ma sono contento, perché altrimenti ora non mi sentirei così benedetto e innamorato, così ossessionato e fortunato. «A che pensate?» mi chiede curioso guardandomi, inconsapevole di starmi privando del fiato con i suoi occhi.

Vorrei potergli dire tutto ciò che ho pensato del suo fascino e della mia fortuna nell'averlo come compagno, ma non voglio passare per un poeta depresso troppo innamorato. Vi è una risposta che potrei dargli che pende dalle mie labbra con esitazione e insicurezza, è un pensiero che mi ha sfiorato la mente con la stessa velocità con cui il mare ricopre le impronte sulla riva.

È un pensiero su cui avevo meditato tempo fa, è un pensiero che desidero possa divenire realtà, ma è anche un pensiero che non potrebbe essere condiviso.

«Ti ricordi quando ho salvato la principessa Thunderbird dal drago dell'ovest?» domando

«Come dimenticare, sarei voluto essere lì per potervi vedere»

«Se fossi stato lì avrei baciato te anziché lei»

«Questo vorrei non ricordarlo, ma non sono arrabbiato»

«E ti ricordi di quella volta che rinchiusi lo spiritello del lago di Hagzizil nel sigillo di marmo magico? Quella è stata una vera impresa» annuisce sorridendo mentre mi ascolta, ma ora è arrivato il momento di arrivare al grappolo del discorso, diseppellire quei ricordi era solo la pelle della cipolla.

«Così tanti ricordi e avventure, ma nessuna di queste mi ha mai dato la ricompensa che più desidero. Ho ricevuto oro, lodi e statue, ma nulla di ciò mi ha mai dato soddisfazione. E sai perché? Perché non avevano alcun valore per me, volevo qualcosa che non avevo. L'oro che mi donavano era lo stesso che avevo in testa, le lodi che ricevevo erano le stesse che tutt'ora odo dalla mia servitù, e le statue dedicate a me eran solo troni per le colombe»

magari per egli raccogliere il filo del gomitolo ora è difficile, l'unica cosa che veramente non ho posseduto è stata la mia libertà. «Sono un principe eppure non ho la libertà di parola, a questo punto qual è la differenza tra me e un qualsiasi cittadino del mio popolo?»

«Dove volete arrivare con questo discorso?» domanda curioso, e io pompato di determinazione e coraggio mi volgo a lui e dico.

«Scappiamo insieme, Hansel»

Lascio giacere in un angolo ogni dubbio per perder peso e permetto che il mio cuore possa esprimersi in prima persona, ma le sue sopracciglia si chinano lentamente verso il basso, la fronte si aggrotta leggermente e la sua espressione cambia in qualcosa di più confuso e smarrito.

Tali parole non se le aspettava e neppure io, è quello che il mio cuore desidera e poiché non abbia né corde vocali né bocca per parlare, si esprime mediante le mie labbra. Proprio come un uomo ubriaco, ogni azione che compie e frase che pronuncia non è detta da lui, bensì dal vino nel suo stomaco che altera la sua mente.

«Non voglio sposarmi, voglio stare con te Hansel, scappiamo dove nessuno ci troverà, vivremo nella bambagia proprio come in una favola, solo io e te»

Il suo silenzio anche se previsto e naturale, mi abbatte e turba. Stringo la sua mano tra la mia sperando di spremere fuori un po' di riguardo e convinzione da parte sua, ma egli sfila la sua mano dalla mia, si alza dall'erba e si mette seduto a gambe conserte. Replico il suo gesto e lo guardo per scorgere la sua espressione nascosta sotto le ciocche ondulate che gli coprono il volto ogni volta che resta a testa chinata, un pregio per lui dal momento che non sopporta il contatto visivo con il prossimo nei momenti di tensione.

Ed è durante questi momenti porta le unghie tra i denti per cominciare a masticare ciò che è già stato precedentemente masticato, anche se non vi è più unghia da mordere, egli prosegue mordicchiando anche la pelle attorno a essa.

Lunghi attimi di silenzio si estendono come gli intrecci di questo salice che sfioran terra, cosa mai starà navigando in quella sua testolina profumata? La curiosità e l'attesa mi stanno brulicando dentro lentamente.

Allontana la mano dalla bocca, sospira e mi degna della coda dell'occhio.

«Ciò che dite per quanto sia romantico è assurdo, non possiamo scappare e basta. C'è una principessa la cui vita si trova appesa a un filo e non solo lei, ma anche tutti regni hanno bisogno del principe azzurro»

poi alza gli occhi che poco fa stavan ben nascosti tra i suoi capelli, si volta completamente verso di me e continua a parlare. «Questo mondo è così pieno di avversità e mali, ma grazie a Madre Natura esistete voi. Ah Eledhwen, mi rammarica dirlo ma dimenticatevi di me e pensate a compiere il vostro dovere da principe azzurro»

La sua risposta vuota e fredda mi ghiaccia, mi pietrifica, e inerme resto a reciclare più e più volte le sue parole. Più esse ronzano nella mia testa e più mi sento confuso e offeso.

«Non voglio essere il principe azzurro se ciò significa dovermi sposare con qualcuno che non sia tu» ribatto.

«Ma dico avete perso la testa? Che favola avete letto queste sere prima di dormire? Parlate come uno che si è fatto di polvere di fata»

Ribatte lui irrequieto.

Ma poi si tranquillizza e il suo muso furioso si muta in un'espressione di rassegnazione, allontana lo sguardo dal mio ma io richiamo la sua attenzione portando la mano sotto il suo mento per indurre i suoi occhi di restare fissi ai miei.

Poi scuote il capo, afferra i suoi indumenti a terra e sotto i miei occhi comincia a vestirsi e a sistemarsi alcune ciocche dei capelli con cui avevo giocato.

«Che fai?» Domando.

«Vado a dormire»

«Te ne vai così? Dopo ciò che ti ho detto? Hansel ma che ti prende, non ti riconosco perché fai così?» Dico vestendomi a mia volta.

«Quando sarete meno brillo ne riparleremo» risponde con voce tremante e sul ciglio di spezzarsi in un pianto soffocato, posso capire che il fatto che debba sposarmi lo stia rattristando e non vuole mostrarmelo.

«Quindi tu vuoi veramente che io sposa la principessa? Vuoi davvero che mi dimentichi di te? Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, Hansel?»

La mia domanda lo regge, compie l'ultimo passo proprio a un soffio dalla cascata di trecce del salice, rimane di spalle con le braccia lungo i fianchi e le mani prese nell'attorcigliare con intensità i pantaloni. Il suo respiro accresce, lo capisco dalla movenza delle spalle, balla e barcolla fino a diventare un respiro alterato e interrotto da singhiozzi.

Si volta, rivelandomi il suo viso arrossato e sfigurato di lacrime.

Singhiozza e scorre la mano sotto l'occhio per asciugare una lacrima uscita in questo istante, poi lancia una lesta occhiata alla mano con cui si è pulito per in fine passarla sul fianco del pantalone.

«Buonanotte, vostra maestà»

«Aspetta, non puoi andartene così, ti prego, fuggi via con me e staremo bene insieme te lo giuro»

Imploro avvicinandomi a lui per trattenerlo, appoggio le mani alle sue spalle e lo scuoto mentre cerco di farlo ragionare «Pensa a come potremmo essere felici, non dovremmo più nasconderci da nessuno»

«Basta, Eledhween»

Borbotta.

«Ti giuro che non ti farò mancare nulla, ciò che la tua famiglia non ha potuto darti te lo darò io, ti darò tutto l'oro che vuoi, tutto il mio amore, tutto quanto. Basta solo che tu venga via con me»

«Santo cielo, Eledhwen basta»

Inizia a dimenarsi con più sfrontatezza ignorando ogni mia singola parola «Hansel ti prego io ti amo, perché non lo vuoi capire?»

Getta entrambi i palmi delle mani con violenza contro il mio petto, facendomi barcollare all'indietro.

«Basta! State fantasticando troppo. La nostra è solo una comunissima relazione amorosa, ma chi ci garantisce che sarò io il vostro futuro sposo e voi il mio? Perciò aprite gli occhi e accettate la realtà per una buona volta, principe azzurro. So che non vorreste esserlo ma non potete farci nulla. Ogni notte sognate di essere qualcun altro ma alla mattina vi svegliate  nello stesso corpo, incastrato in un corpo che non vorreste, e sai perché? Perché è questa la vita, Eledhwen. Credete che io sia felice di lucidare pavimenti, di nutrire i porci o di spolverare tutte le superfici dei mobili? Credete che sia felice? No, non lo sono affatto, mi fa schifo il mio lavoro, detesto essere sempre lo schiavo di qualcuno, però non mi metto in testa di scappare perché se lo facessi dove diamine andrei?»

Il suo tono aggressivo mi sorprende, mi terrorizza e affascina allo stesso tempo, non lo avevo mai visto con questa espressione e non lo avevo mai sentito parlare così con tono arduo e deciso.

Parte del suo discorso non lo compreso perché ero troppo distratto dal suo volto delicato e tondo e arrabbiato, è stato come essere rimproverato da un bimbo furibondo.

«Bene»

Rispondo con la risposta più neutra ma ciò lo irrita ancor di più.

«Bene, allora buona notte»

Prende passo verso l'uscita del salice, ma prima che possa lasciarmi solo lo afferro per il polso e guardandolo a malapena in faccia gli chiedo. «Prima che tu vada a dormire, mi potresti dare un bacio?»

Mi guarda imbarazzato e sorpreso, non vedo ombra di opposizione e rifiuto nel volto suo e posso dire che in fondo lo vorrebbe anche lui.

«Solo uno» Aggiungo, ed egli sospirando, sfolgora un timido e celato sorrisetto sotto i baffi, alza gli occhi al cielo, si avvicina a me e io alzandomi leggermente sulle punte dei piedi, mi faccio ricevere il bacio.

«Va bene?»

domanda.

«Quello era uno sfioro di labbra, dai, baciami bene come fai sempre»

Scaccia una risata e bagnate un po' le labbra con la lingua, si riavvicina e mi bacia.

«Adesso?»

«Meglio, grazie»

Restiamo a guardarci ed entrambi ci scusiamo con gli occhi.

«Siete stupido»

«Se con 'stupido' intendi matto per te, allora sì, sono molto stupido. Ma ti prego, non dicevi sul serio, vero? Non vuoi che mi dimentichi di te»

Domando, e lui portando il palmo della sua mano alla mia guancia e nega.

Poi cala gli occhi ai miei, sorride a stento e inclina leggermente la testa.

«Ricordatevi di me nel vostro regno»

Stringo la sua mano e la conduco al cuore, laddove egli ha potere e dimora.

«Non dovrò farlo, perché sei tu il mio regno, Hansel.

Ovunque io sarò, tu sarai lì con me. Ovunque tu sarai, io sarò lì con te. Né mura, né morte e cieli ci separeranno»

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