La stanza di Mihangel profuma di calla e fanciullezza, la luce del sole tinge le pareti, bacia il pavimento rendendole calde e vive.
Ammiro come il letto suo sia ben fatto, non vi sono dune o pieghe, tale a un campo d'erba l'ambito dalla brezza d'estat. Ogni oggetto e mobile è spoglio di qualsiasi polvere e macchia, le assi di legno del pavimento sono come la levigata schiena di una quercia, e ogni angolo della stanza è priva di ragnatela.
Sul davanzale della finestra vi sono posati dei minerali i cui colori danzerellano per la camera come polveri di sole, sprigionando un'aura di magia simile a quella che dimora nelle grotte presso i laghi.
Camera mia non l'ho mai potuta adornare di tali decorazioni, mio padre le ritiene futili e inappropriate. Io invece le trovo affascinanti, la stanza di Mihangel mi rivale chi è lui.
«Vediamo che cosa posso darvi»
Dice aprendo il suo guardaroba, e annegandoci dentro con la testa e le braccia, comincia a frugare tra la montagna di abiti, un traboccar di colori leggeri e non troppo spiccanti, ma tuttavia allegri.
Nel frattempo mi avvicino al suo specchio, colto dalla curiosità di vedermi.
Ma una volta dinanzi, mi rendo conto che non ho proprio l'aspetto del principe azzurro delle fiabe, è come se mi fossi gettato dentro un cumolo di stracci e stoffe rovinate, mia madre se mi vedesse così si dispererebbe.
«Provate questi, sono abiti vecchi perciò dovrebbero starvi bene»
Dice posando alcuni capi lungo il letto.
Sollevo la maglia e comincio a spogliarmi di quel che ho addosso, recupero il vangelo che Ettore mi ha donato e lo poso al piede del letto. Mihangel guarda il piccolo libriccino con curiosità, ma preso da quel che deve fare, non pone alcuna domanda al riguardo.
Una volta senza vesti, mi faccio porgere i panni nuovi per indossarli, ma nel compiere l'atto, gli occhi del giovane si ergono e vengono rapiti, la sua espressione quasi preoccupata viene poi seguita da un sussulto.
Impaurito dal suo sguardo preoccupante, mi volto per guardarmi le spalle e realizzare solo che, non è stato uno spettro o un'ombra a sgomentarlo.
Il riflesso dello specchio ha rivelato il bendaggio e tutto il sangue su di esso, egli agitato posa i vestiti nuovamente sul letto e si avvicina per dare un'occhiata da più vicino.
«Che cosa vi è successo? Chi vi ha ridotto la schiena in questo stato? Sono stati i trolls?»
Domanda, ma io scuoto il capo e gli dichiaro l'autore dell'opera, pronuncio il suo nome guardando avvilito le fasce.
Il ragazzo udito ciò ne resta perplesso, guarda quanto siano malconce le bende e come il sangue assorbito le abbia consumate.
«Cielo, il bendaggio è assolutamente da cambiare»
Sostiene, ma mi rifiuto e gli dico di non badarci troppo.
«Vostra maestà, se non facciamo nulla le ferite potrebbero infettarsi»
Ribatte, io titubante realizzo che ha ragione.
«Vi metterei nelle mani di una delle mie sorelle o di mia madre poiché più abili, ma voi mi avete detto che nessuno oltre me deve sapere chi siete»
Aggiunge.
«Bisogna solo cambiare delle fasce giusto? Puoi farlo benissimo anche tu»
Dico.
«Non voglio farvi del male, per questo parlo così, ma se voi vi fidate, per me va bene poter provvedere e medicarvi»
Risponde con leggera gratitudine, dopodiché mi fa cenno di stendermi lungo il letto, e io, accompagnato dalla sua mano, mi sdraio sul materasso con la schiena esposta.
Mihangel prima di iniziare si assicura che non vi sia nessuno alla porta ed esce avvertendomi che farà ritorno con i materiali occorrenti «Va bene, ti aspetto»
Lo attendo sul letto, e nel mentre sazio l'attesa nutrendo i miei occhi con le meraviglie che arricchiscono questa stanza, contemplo ogni singolo oggetto presente immaginandone l'origine e lo scopo.
Mihangel colleziona gemme e minerali, che sia la sua passione? Oppure è una cultura umana quella di tenere gemme e minerali nella propria stanza presso la finestra? Forse portano fortuna e protezione, oppure li consultano, o magari li venerano.
Investito di quesiti, annego tra idee e teorie, nel frattempo il mezzo elfo fa ritorno nella stanza. Entra come un ladro, serra la porta dietro di sé a chiave e si avvicina munito di fasce nuove, forbici, un panno pulito e due ciotole.
Si siede al mio fianco e posa tutti gli oggetti sul comodino.
Prende la forbice e comincia a tagliare il bendaggio da sotto a sopra, infine con delicatezza sfila ogni fascia e le getta al pavimento.
Godo la tenera carezza di freddo lambire lungo le ferite, è una sensazione piacevole e rilassante, il mio corpo affonda leggermente nel letto, nel dolce e delicato profumo di calla.
«Questi sono segni di un fascio intrecciato»
Dice toccando le lividure causate dal nerbo, sussulto inebriato della stessa sensazione che ho provato quando mio padre mi colpiva, è come se fossi stato leggermente sfiorato dall'arnese per ricevere un colpo. Il giovane si scusa e ritira la mano.
Prende il panno pulito e ne bagna la punta nella ciotola contenente l'acqua, mi preparo a ciò che potrebbe essere fastidioso, distolgo lo sguardo e attendo che proceda.
Bagnato e strizzato il panno, egli lo posa sulla schiena e con leggerezza lo passa e lo pigia attorno e sopra le ferite, soffio e strizzo gli occhi, sento pungere e bruciare come promesso da mio padre.
Il solo affioro del pensiero mi percuote di brividi e terrore, sento la dentatura di quell'arnese incidere sulla mia pelle senza sosta, provo ancora il dolore e l'angoscia provata seduto lì alla stanga con entrambi i polsi legati. Agitato e percosso di brividi, il mio corpo si torce addolorato.
«Scusa, mi fa ancora male»
Dico compiendo profondi respiri.
«È tutto a posto è normale che vi faccia ancora male, inoltre siete stati colpiti con molta forza, vostro padre doveva essere davvero fuori di sé»
Risponde il giovane, e ha ragione, mio padre era davvero fuori di sé.
Fisso il cuscino e attendo che il fervore si allevi, ma ora che la schiena è spoglia, ogni dolore riaffiora fresco e nuovo.
Finisce di pulire la schiena con il panno, lo posa ai bordi della ciotola e prende quella contenente una strana poltiglia giallastra, la mescola e ne raccoglie un po' con la mano.
«Adesso vi spalmerò un po' di salvia , e se sentite dolore potete addentare il mio cuscino, non è un problema» Dice.
«Perché, brucia?»
Domando adocchiando la sostanza sulla sue dita.
«Brucia se spalmata sulla superficie di una ferita, ma di per sé questa miscela non provoca alcun bruciore»
Detto ciò mi volto e aspetto di sentirlo spalmare la miscela sulle ferite, chiudo gli occhi e respiro profondamente. Man mano che spalma con morbidezza sulla mia pelle, dalle mie labbra escono leggere e flebili fiatate, serro i denti pur di non addentare il cuscino di Mihangel.
Sento i polpastrelli delle sue dita scorrere nomade sulla schiena, sopra e attorno i morsi della frusta. È piacevole il leggero pizzico che provoca la salvia, e le movenze che compiono le dita di Mihangel, sono sufficienti per farmi allontanare con la mente, mi lascio andare facendomi sfuggire qualche lamento compiaciuto e sulla mia guancia riga una lacrima.
Ho come la magica sensazione che ogni ferita si stia alleviando, le dita del ragazzo sono delicate e abili, mi regalano piacere e serenità, vorrei che questo piacere non cessi più. «Grazie Mihangel» Farfuglio sollazziato.
«Questo e molto altro per voi»
Risponde raccogliendo altra salvia, la sua replica però, anziché gratificarmi e rendermi onorato, mi riporta alle parole di sua madre.
Se lei la pensa così ordunque anche il figlio appoggia tal pensiero, magari dice e fa tutto questo per regalarmi una buona impressione oppure per timore e rispetto.
Se così è, allora devo confrontarlo, non mi piace che si faccian beffe di me.
«Dichiara quel che veramente pensi di me, tua madre ha confessato di essere abbastanza delusa del fatto che io non sia stato presente in alcune situazioni e fatti avvenuti in determinati territori. Non mi offenderò se anche tu la pensi come lei»
Il ragazzo esita per qualche attimo, evita il mio sguardo e riflette.
Poi, preso un po' di coraggio, apre bocca e confessa.
«Sinceramente...»
Dice titubante «Non ci siete mai stati quando i trolls hanno iniziato a rapirci e a tagliarci le orecchie, non siete stati presenti quando a molte fate vennero tagliate le ali e a quando le sirene venivan private delle code. Vi siete sempre preoccupati delle principesse, o meglio, delle persone più importanti e di ceto più alto»
Le sue parole malgrado gliele abbia fatte pronunciare io stesso, mi rattristato come un fiore all'ombra, mi pesano e mi lasciano un'amara delusione sulla bocca. Come hanno fatto questi terribili fatti a non giungermi alle orecchie? Perché nessuno me lo ha mai detto? Avrei sicuramente preso severi provvedimenti per risolvere tutte queste cose, invece ora sono qui a ingerire questi grossi bocconi duri e asciutti.
«Mi dispiace per non esserci stato, ma ti giuro che non lo sapevo, io andavo dove mi dicevano di andare e sentivo solo quello che mi veniva detto» Dico computo e chinando lo sguardo.
«Va tutto bene, non è colpa vostra»
Risponde finendo di medicarmi.
Ora tra me e lui non vi sarà nulla se non un lungo silenzio colmato dai leggeri segni di vita che vengono dalla famiglia del ragazzo, mi sento imbarazzato e colpevole, non c'è nient'altro che possa aggiungere per far capire quanto mi pesi al cuore.
Attendo in silenzio che il ragazzo finisca di medicarmi, se i pensieri avessero bocca non credo che adesso questo silenzio ci sarebbe.
«Finito»
Annuncia alzandosi per ammirare ciò che ha compiuto.
«Come state?»
Domanda, mi alzo, stendo le braccia e muovo la schiena.
«Meglio di prima, grazie Mihangel» Rispondo.
«Di nulla»
Mi metto addosso gli abiti che mi aveva prestato, sento grande differenza rispetto a prima, inoltre dal momento che la maglia non stringe la vita e la schiena, il bendaggio non viene compresso.
Il giovane mi presta anche un suo paio di stivali che dice di aver portato all'età di quindici anni, mi fa accomodare ai piedi del letto e mi solleva il piede reggendolo dal tallone.
«Non sei mio servo, Mihangel»
Gli dico, ma lui infilandomi le calze risponde «Non voglio che pieghiate la schiena, non vorrei che vi facesse male»
Lo ringrazio e sorrido mentre finisce di mettermi gli stivali ai piedi. «Vi stanno bene?»
Domanda premendo il pollice sulla punta «Sì grazie, mi stanno bene»
Rispondo, e sul momento di aggiungere un secondo elogio per la sua gentilezza e pazienza, la porta viene leggermente percossa.
Mihangel si appresta ad avvicinarsi per evitare che chiunque sia dall'altra parte possa aprire improvvisamente la porta e notare gli oggetti usati da per la medicazione, fortunatamente però è chiusa a chiave e la maniglia dopo essere stata abbassata, non permette l'apertura della porta.
Mihangel si mette davanti con il petto e l'orecchio appoggiati, porta una mano alla maniglia e domanda chi vi sia dall'altra parte.
«Miggi a che punto siete?»
Chiede la voce di sua madre.
«Abbiamo quasi fatto» Risponde il figlio.
«Bene, sbrigatevi»
La donna si allontana e i suoi passi vengono seguiti attentamente da Mihangel, che, man mano che si distano, comincia a sollevarsi le vesti per potersi spogliare e vestire.
Resto seduto sul letto a fissare gli stivali ai miei piedi, così belli e comodi, mantenuti in buono stato sebbene vecchi di quattro anni.
Mi alzo e ammiro ancor di più il mio aspetto di fronte allo specchio, se solo Hansel fosse qui per poter vedermi e lodarmi per la mia bellezza, mi sentirei ancor più appagato.
«Vedo che vi piacciono gli abiti»
Dice con orgoglio.
«Assolutamente, mi fanno sentire diverso»
Rispondo contemplando la mia immagine riflessa, nella mia narcisia, scorgo Mihangel nei suoi nuovi indumenti, sorpreso e meravigliato mi volto e lo guardo in tutto il suo fascino.
«Come sono? Dovrei provarne un altro?»
Domanda guardandosi incerto, io affrettato scuoto il capo e lo contraddico «Ma che stai dicendo? Stai benissimo»
Egli sorride e arrossisce a brucia pelo per il complimento, si avvicina allo specchio e si guarda.
Ammiro i suoi lunghi capelli notturni che si sposano divinamente con il color nocciola chiaro dei suoi occhi sottili, ma il suo fisico ben costruito e la sua notevole altezza, sono ciò che di più invidio di lui.
Hansel mi ha confessato varie volte che preferisce le spalle larghe e le gambe lunghe e robuste per gli uomini, ma malgrado io non sia l'immagine dell'uomo perfetto per, il suo amore non mi è mai venuto a meno, anzi, me ne ha nutrito fino al traboccare del bicchiere. Riconosco però, che sarebbe di certo caduto tra le braccia di Mihangel se lo avesse conosciuto prima di me.
«Sei molto bello»
Dico, egli si volta e mi guarda con meraviglia e gratitudine, tra le sue guance compare un timido sorriso e per celare il suo imbarazzo china lo sguardo.
«Perdonatemi, ma è strano per me ricevere complimenti da un reale»
Dice.
«Non voglio farti sentire a disagio con quel che dico, ma è la verità»
Rispondo.
«Vi ringrazio, anche voi siete molto bello, non vedo l'ora di condurvi in piazza»
...~⚜~...
Finito di prepararci abbiamo entrambi lasciato la casa, il mezzo elfo mi ha condotto dritto fino al villaggio dove verrà tenuta la celebrazione dei suoi vent'anni.
Camminare nelle vesti di Mihangel mi fa sentire un personaggio nuovo e diverso, è come se il principe azzurro non ci fosse più, come se lo avessi lasciato laggiù, in quella stanza dal profumo di calla.
Ogni casa è viva come la strada, non vi è angolo di ombra in questo luogo luminoso e spensierato, da ogni parte sorge un richiamo, un saluto e una risata.
Negli occhi degli abitanti spruzza vivacità e allegria, non vi è un solo cittadino a braccia conserte con il broncio, i bambini scorrazzano inseguendo maialini o cerchi e le donne più mature ponderano beate a prendere sole sulle sedie a dondolo.
Avanzo al fianco del giovane senza mai distrarmi, ogni occhio è pesantemente posato su di me con gran curiosità.
Guardo Mihangel per cercar riparo da queste occhiate, ma egli è sereno tra la sua gente e saluta ciascuno di questi con sorriso e felicità.
In molti gli augurano gli auguri e si complimentano per il suo aspetto elegante, sono in pochi e i più interessati a domandare di me, ed egli risponde sempre con «È mio cugino di terzo grado, è venuto da molto molto lontano per il mio ventesimo compleanno»
Alcuni si mostrano confusi e dubbiosi, altri curiosi e meravigliati.
È la prima volta che cammino vestito nei panni di un mezzo elfo senza essere riconosciuto, è emozionante e allo stesso strano.
La gente mi guarda e sorride non perché teme che non facendolo verrà punita, ma perché vien spontaneo e ciò mi fa sentire ben accolto.
Ricambio i saluti sventolando la mano e sorridendo.
«Sentitevi a casa»
Dice Mihangel cambiando via, entrambi ci dirigiamo verso una piazza in allestimento da alcuni abitanti.
«Stanno facendo tutto questo per te?»
Chiedo.
«Sì, qui ci conosciamo tutti perciò ci diamo una mano in tutto, non che sia qualcuno d'importante»
Risponde ridacchiando.
Sopraggiungiamo nella piazza, come alcuni degli abitanti notano l'arrivo del festeggiato, si voltano salutandolo, Mihangel ricambia e ringrazia a ogni elogio ricevuto man mano che gira e avanza per ammirare gli allestimenti.
Seguo curioso ogni loro movenza, sono molto voglioso di sapere come gli umani celebrano gli anni, chissà come sarà la torta e chissà che ghirlanda poseranno sul capo del festeggiato. Poiché troppo curioso ed entusiasta di saperlo, non attendo l'inizio della cerimonia che mi volto e lo domando a Mihangel.
«Mihangel»
Dico.
«Ditemi»
«Che ghirlanda poserà tuo padre sul tuo capo?» domando.
«Ghirlanda? Perché dovrebbe?»
Chiede confuso, io ancor più confuso esito.
«Noi non usiamo ghirlande come voi»
Dice «Oh, e che cosa usate?» chiedo
«Nulla»
"Nulla" ma che strana usanza, come si può non portare una ghirlanda sul capo per il proprio compleanno? È del tutto bizzarro, ci sarà un modo con cui simboleggiano la propria maturità e crescita.
«Non vi preoccupate, quando la festa inizierà vedrete come noi umani festeggiamo»
Sono davvero molto curioso di sapere come celebrano queste cerimonie sacrali, gli occhi miei brillano dal desiderio di vedere la torta. Chissà quanto alta e grande sarà, chissà quali benedizioni gli augurerà il padre.
Mihangel pare così tranquillo e sereno, non si atteggia come se stesse compiendo vent'anni, io sono mille volte più eccitato di lui.
«Io e le mie sorelle saremo le vere anime della festa, quando questo sole calerà sotto i volti delle montagne, prenderò il mio violino, elle si schiariranno le voci e insieme intratteremo tutti i presenti»
Dice voltandosi verso l'orizzonte, il suo volto si colora della stessa tinta del sole e i suoi occhi si perdono nel paesaggio.
«Tu che sei il festeggiato devi intrattenere gli invitati?»
Domando stranito, quante altre strane sorprese serba questa gente?
«Io sarò al centro di ogni occhio, danzerò e suonerò con le mie sorelle» «Ma è assurdo, non c'è qualcun altro che vi possa fare da giullare? Tu devi solo goderti la celebrazione e basta»
Ribatto, ma egli mi placa e risponde.
«Preferisco divertirmi a dire il vero, se non volete che io balli come un giullare, potete farlo voi, dopotutto spero che qualche mossa vi sia rimasta»
«Io a malapena ricordo dove dista casa tua da questa piazza, ti guarderò stai tranquillo»
Mihangel sorride dandomi una leggera pacca sulla spalla, poi mi porta a voltarmi verso il sole e dice.
«Vedete?»
«Cosa?»
Chiedo.
«Il sole sta per dormire...»
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