La sera precedente, in preda alla disperazione l’avevo chiamata per dirle tutto quello che era successo.
Lei aveva capito ancor prima di me che non c’erano soluzioni a ciò che stava accadendo.
Le promisi che ci avrei provato a far cambiare le cose, che sarei rimasta con lei in un modo o nell’altro anche perché la nostra università, quella che avevamo sempre sognato insieme ci avrebbe accolto l’anno seguente a braccia aperte.
Berkley.
Cavolo quante volte avevamo fantasticato insieme.
Avevamo deciso di fare entrambe domanda lo stesso giorno,nello stesso momento e nello stesso luogo.
Insieme come sempre.
Avevamo deciso di voler stare insieme in dormitorio,avevamo fantasticato sul numero della stanza della nostra confraternita, sul piano,sui ragazzi che avremmo trovato.
Avevamo in programma di partire dal Texas e fare una vacanza on the road prima di recarci al college.
Avevamo tanti sogni insieme ,tante esperienze da fare prima di recarci lì.
Come se fossero tutte piccole tappe prima del grande immenso traguardo perché era questo che significava andare a Berkley per noi.
Prima di riagganciare il telefono mi disse che nonostante la decisione che avevano preso i miei,noi eravamo sempre noi,l’una il braccio dell’altra e ci saremmo sempre state nel momento del bisogno.
Sapevo che lei ci sarebbe sempre stata,il problema maggiore in questo caso era fare nuove amicizie e per me che avevo faticato a mantenere i rapporti che avevo,sarebbe stato un vero proprio problema.
Prima di quella dannata notte,ero una ragazza spigliata,amante della vita,sempre in giro con Charlie.
Ci divertivamo ad andare al mare, a fare il bagno nelle notti più buie dove c'era solo la luna ad illuminarci.
Ad allungarci su un unico sacco a pelo, in modo da stare vicino per guardare le stelle ed esprimere desideri.
Ci piaceva talmente tanto farlo che decidemmo di farla diventare una nostra tradizione.
Ogni anno nel giorno del mio compleanno o del suo, ci davamo appuntamento a mezzanotte esatta nella spiaggia più vicina. Era il nostro momento.
Andavamo contro tutti,contro la paura, la rabbia,il pericolo ,perché eravamo insieme e ci sentivamo invincibili.
Solo che neanche lei era riuscita a salvarmi,si era arresa mesi fa ed ora il pericolo mi faceva solo paura.
Il buio mi faceva paura.
Avevo paura di tutto,dei passi che sentivo dietro di me mentre camminavo per strada, di una risata sentita in lontananza.
Sussultavo sempre quando qualcuno mi toccava semplicemente anche per chiamarmi.
Charlie lo sapeva e cercava sempre di non farlo.
La paura che sentivo era diventata come una seconda pelle,come un velo che mi circondava,come un'amica che mi accompagnava costantemente.
Anche ora mi stava tenendo la mano. Mi aveva spronato a prendere una decisione.
Ma forse in questo caso confondevo solo io mio istinto di sopravvivenza.
L'ultima possibilità di salvarmi dall'inferno che Sacramento rappresentava per me.
Avevo deciso così di far un ultimo tentativo con i miei genitori.
Uscii dalla mia camera in punta di piedi,percorsi tutto il corridoio e scesi le scale diretta in cucina.
Mi bloccai quando vidi pile di scatoloni ovunque.
Dal salone immenso, alla cucina ne potevo contare più di cinquanta.
Sul divano,sul tavolo,vicino al camino,persino i tappeti erano stati arrotolati ed imballati.
Più camminavo dentro tutto quel caos, più notavo differenze.
Quadri mancanti alle pareti insieme alle nostre foto da bambine e alla cornice di Celine che aveva regalato alla mamma per il suo compleanno.
Lampade,cuscini si intravedevano dagli scatoloni,vicino la finestra.
Due ragazzi,forse della ditta dei traslochi stavano spostando alcuni scatoloni dal divano per poterlo imballare e portare via.
Altri due,stavano invece staccando il famoso lampadario di cristallo di mia madre.
Il primo acquisto che fece dopo quella notte.
Ogni volta che lo guardavo, mi ricordava che lo aveva comprato con soldi sporchi.
Non potrò mai scordare la faccia di mio padre alla vista di mia madre, mentre dava direttive di dove metterlo il giorno in cui lo comprò.
Come se non fosse mai successo nulla,come se quell'oggetto poteva far miracoli ricostruendo la nostra famiglia,come se poteva portare sollievo in un momento del genere, come se la sua famiglia la sera precedente non si fosse spezzata a metà.
Come se la sua ultima figlia non avesse rischiato di morire.
Ma quello che mi fece più male, fu il sorriso e la felicità che lessi sul suo viso mentre si rivolgeva a mio padre con tanta semplicità.
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Mio padre la guardò impassibile,poi guardò me,si girò e se ne andò.
Soldi,soldi e sempre soldi.
Distolsi lo sguardo e continuai a perlustrare la stanza per vedere se la mia piccola parte del salone era stata già portata via.
In un angolo vicino alla finestra che dava sul nostro viale,c'era il mio migliore amico,che mi aspettava.
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