Capitolo 7

Due anni prima...

Mi svegliai con raggi di sole che mi baciavano la pelle.

Ieri sera avevo lasciato le tende aperte di proposito anche se era autunno inoltrato e fuori si respirava aria dell'inverno alle porte.

Il cielo era limpido e riuscivo ad intravedere qualche albero con colori diversi.

Spruzzate di rosso ,giallo e arancione mi riempivano gli occhi.

Amavo questa stagione ,era una delle mie preferite oltre alla primavera.

Mi accoccolai di più nelle coperte mentre una qualche canzone di cui non conoscevo il titolo risuonava nella mia stanza.

Dopo aver pregato mio padre per giorni, ero riuscita a far installare un impianto stereo che potevo collegare al mio telefono.

Così facendo,riuscivo ogni sera ed ogni mattina ad andare a letto e svegliarmi con la musica nelle orecchie.

Mi piaceva aprire gli occhi così.

Era uno dei miei momenti preferiti.

Mi faceva sentire leggera,spensierata e grata alla vita.

Iniziare così la giornata mi rendeva positiva in tutto,come se quel giorno che stava iniziando fosse un giorno migliore,pieno di gioie ancora da scoprire.

Mia mamma mi urlava sempre di abbassare il volume, ma io ignoravo le sue proteste in continuazione.

Soprattutto ultimamente.

Amavo questa sensazione di benessere e di libertà.

Oggi però,non era come tutti gli altri giorni.

Sentivo dentro di me che c'era qualcosa di sbagliato nonostante la bella giornata.

Una sensazione negativa.

Mi sentivo strana,ero molto empatica su queste cose,di solito quando sulla mia pelle e nel mio cuore sentivo questa inquietudine non sbagliavo mai.

Qualcosa sarebbe successo.

Scacciai via il pensiero con una mano come se fosse lì davanti a me e mi ricordai di scrivere a Charlie.

^^^TY: Buongiorno principessa dormito bene?^^^

^^^CHARLIE: Buongiorno pigrona.Scommetto che sei ancora nel letto?Alzati o farai tardi!^^^

^^^TY: Ma dai come fai a saperlo?c'è sicuramente una telecamera nascosta in questa stanza.Sei ancora arrabbiata?^^^

^^^CHARLIE: Come potrei non esserlo?mi abbandoni il giorno del tuo compleanno! Per fare cosa poi?correre dietro ai capricci di tua madre.^^^

^^^TY: Lo so C,ma sai come è fatta!Ci tiene a queste cose.Mi dispiace recupereremo la nostra tradizione domenica.^^^

Non rispose,era davvero arrabbiata. La conoscevo troppo bene,sapevo come rimediare in queste situazioni.

^^^TY: Mi perdoni se ti porto una ciambella?^^^

^^^CHARLIE: Brutta stronza,non compri il mio perdono con una ciambella,ma con due ricoperte di glassa al cioccolato e un caffè macchiato ci posso pensare.^^^

^^^TY: Si mia regina,ma tu ricordati i miei appunti di storia altrimenti bevo e mangio tutto io.^^^

^^^CHARLIE: Non oseresti!^^^

^^^TY: Scommettiamo?^^^

^^^CHARLIE: FELICITY!!!^^^

Mi chiamava sempre per nome quando si arrabbiava.Amavo quella ragazza.Sorrisi al suo messaggio,si comportava ancora come il primo giorno che ci siamo conosciute.

Avevamo cinque anni,quella mattina mia madre ci portò al parco.

Celine e Crystal appena arrivate,corsero dalle loro amiche ed io andai a giocare da sola vicino all'altalena.

Da lontano però vidi questa bimba con un vestitino rosa e graziose codine a contornarle il viso,che stava parlando con un bambino più grande della sua età.

Mi avvicinai e la sentii discutere.

<>

Il bambino le aveva rubato un lecca-lecca dalla tasca.Le sue guance avevano lo stesso colore del vestito ed i suoi occhi esprimevano tutta la rabbia che una bambina poteva provare.

<< No,ora è mio,vai a casa a piagnucolare dalla mamma vai! >>

A quel punto mi intromisi per cercare di aiutarla.

<< Ridaglielo! È suo!Non lo sai che se rubi piangono gli Angeli? Tua mamma non te l'ha detto? >>

Lui mi guardò e ridendo mi spinse. Caddi a terra sporcandomi tutta la salopette.

<>

A quel punto vidi Charlie alzare il piede e dargli un calcio in mezzo le gambe con tutta la forza di una bambina di 5 anni.

<< Beccati questo! Tua madre non ti ha insegnato che le bambine non si toccano? >>

Riprese il suo lecca-lecca si girò con un sorriso soddisfatto e mi aiuto a rialzarmi.

<< Grazie.Non dovevi aiutarmi però con lui,so difendermi. Io sono Felicity comunque! >>

Lei si rabbuio e camminando spedita si allontanò da me.

<< Scusami non volevo farti stare male!Facciamo pace? >>

La rincorsi con il mignolo teso in modo che potesse capire già le mie intenzioni.

Nel frattempo mia madre da lontano mi richiamò per farmi fare la merenda con le ciambelle che avevamo comprato venendo qui.

Charlie mi guardò ,poi guardò mia madre e intrecciò il suo mignolo al mio immediatamente.

<< Io sono Charlie e si, facciamo pace solo se mi darai una ciambella con glassa al cioccolato >>

Mi riempì di felicità quella stupida frase,le sorrisi e ci dirigemmo da mia madre rincorrendoci.

Da quel giorno non ci eravamo più separate e sapevo ancora oggi che aveva il debole per le ciambelle e quindi che mi avrebbe perdonato.

Ultimamente ero super emozionata,stavamo facendo il conto alla rovescia da anni ma finalmente era arrivato il grande giorno.

Domani avrei compiuto sedici anni e non vedo l'ora.

Non avevo chiesto nulla ai miei genitori solo di passare la serata con Charlie.

Passavo sempre il compleanno con lei.

Era il mio punto fermo nella vita.

Ci eravamo già organizzate da tempo come ogni anno, per festeggiare a mezzanotte sulla spiaggia.

Amavamo guardare le stelle insieme.

Quest'anno però i miei genitori per i loro affari non avevano rispettato il mio desiderio.

Ed ero furiosa per questo.

Mia mamma aveva pensato bene di inchiodarmi proprio il giorno del mio compleanno, insieme a tutta la famiglia,ad una delle sue solite cene di beneficenza prima di Natale.

La sera che lo disse eravamo tutti seduti a cena.

Successe il finimondo.La rabbia mi annebbiò talmente tanto la vista che nello scappare in camera mia feci cadere anche il vaso a cui mia madre teneva di più.

Ma insomma chissenefrega di uno stupido vaso.

Odiovo queste genere di cene,Era il mio compleanno cavolo.E lei lo sapeva bene.

Io e le mie sorelle molte volte per evitare questi eventi inventavamo ogni scusa possibile.

Anche se io a differenza loro ero costretta sempre a partecipare.

Amavo la beneficenza ovviamente, ma in queste cene fuoriusciva

soltanto tanta falsità ed io non la sopportavo.

Non mi piaceva vedere tutti che si lodavano e poi si parlavano male alle spalle.

Per non parlare dei loro vestiti, smoking di ogni genere e colore, abiti di tutte le stoffe con gonne svolazzanti,gioielli ingombranti di diversi carati,tutte cose per farsi notare da chi molte volte poteva permettersi l'uno percento di quello che avevano loro.

Come se tutto quello sfarzo portasse ad un premio come in una gara.

Il premio degli imbecilli ecco come lo chiamavo io.

Una gara a chi aveva più soldi.

Uno schifo.

Anche nostra madre purtroppo partecipava a questa gara e costringeva anche noi a mettere vestiti e gioielli decisi da lei solo per dimostrare agli altri che meritavamo di essere nella loro cerchia.

Ci esibiva come si esibiva un pezzo di carne davanti ad un'affamato.

Una volta mi fece indossare un vestito talmente rosso che per tutta la sera mi sono sempre sentita come se fossi un oggetto da sfoggiare.

Mi sentii talmente esposta e a disagio che pregai mio padre di andare via per tutta la sera.

Questa volta però, avrebbero partecipato anche Crystal e Celine ed era l'unico motivo per cui avevo digerito un pò della mia rabbia.

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