Guardavo fuori dalla finestra, le nuvole si muovevano in continuazione o era il mio corpo?
Il mio cuore batteva talmente forte che avevo la sensazione che sarebbe uscito fuori dal mio petto.
Ero rimasta lì, seduta su quella poltrona a contemplare quel magnifico cielo celeste di agosto inoltrato.
Non ci potevo credere, più pensavo a tutto quello che era successo nel giro di ventiquattro ore, più non ci potevo credere.
Come avevano potuto? Come?
Troppe domande affollavano la mia testa e poche risposte avevano senso.
In fondo come potevano rendere partecipe me, una ragazzina alla loro decisione.
Semplice, non potevano!
I miei desideri, i miei sogni, i miei amici, tutti svaniti. Solo perché loro non mi volevano, eppure erano i miei genitori.
Da quando ero nata,avevo sempre respirato un'aria di famiglia felice, io con le mie sorelle,Crystal e Celine, più grandi di me di qualche anno.Mia mamma e il mio papà lavoravano quasi tutti i giorni e noi passavamo le giornate dai nonni Jon e Rose,nella loro casa in campagna.
Eravamo come le famosissime Spice Girls,infatti la nonna da piccole ci vestiva come loro e ci faceva ballare e cantare a squarciagola nel grande giardino di casa sua,con lei che faceva le veci del pubblico.
Eravamo noi tre contro il mondo e andava bene così.
Anche ora che Celine e Crystal erano al college,il nostro rapporto non era cambiato. Loro erano e sono tutt'ora le mie spalle,i miei pilastri.Quella forza che arriva da una parte nascosta del tuo corpo e che trovi sempre quando pensi di non averla più.
In fondo ci sono sempre state per me,come degli angeli custodi.
Eravamo felici,tanto. Almeno era così fino a due anni fa,perché in un giorno,anzi in una notte la mia famiglia era cambiata.
Troppi ricordi affollavano la mia mente.
Lacrime calde scendevano sulla mia pelle,ero nel mio mondo,un mondo nero e fatto di tenebre.
Neanche l'amore,ricevuto dalle mie sorelle fino ad'ora, era riuscito a scalfire il buio che circondava il mio cuore.
Non era bastato,non era riuscito a far tornare la luce che un tempo mi distingueva.
Sussultai e mi portai una mano sul cuore,quando sentii bussare alla porta.
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Avevo chiuso a chiave, sapevo che prima o poi sarebbe venuta a parlarmi.
Io non volevo ascoltarla mentre la sentivo borbottare su quanto le ragazzine di oggi potevano essere infantili, così continuai a fare finta di nulla,ad essere un tutt'uno con la stanza. Non volevo sentirla,non volevo fare nulla,solo stare in silenzio.
<< Ehi Ty...per favore apri questa porta. So che sei sveglia!Per favore,voglio solo parlarti. Ti prego >> continuava a blaterare e non capiva che avevo già preso la mia decisione.
Mi tappai le orecchie con le mani ,avevo bisogno di annullarmi,mi infastidiva il suo insistere.
Sapevo benissimo che l'unico modo che avevo per non sentirla più chiamare il mio nome era indossare le cuffie.
Volevo sentirmi bene anche solo cinque minuti e solo la musica poteva aiutarmi.
Accesi il telefono,collegai le cuffie e trovai il gruppo che avevo scoperto da pochi anni e che mi aveva aiutato a fermare i ricordi.
Premetti play sul mio telefono e le note di Photograph dei Nickelback spensero le mie tenebre,facendomi ricordare momenti della mia vita che avevo totalmente dimenticato.
Ty.
Il mio soprannome.
Ricordo ancora quando il mio papà mi chiamò così la prima volta.
Eravamo al mare,sedute sulla spiaggia a fare un castello di sabbia circondato da un fiumiciattolo.
Crystal e Celine litigavano per chi doveva andare a prendere l'acqua per il nostro piccolo fiume ed io le guardavo infastidita.
Era il periodo in cui litigavano per tutto.
Trucchi,capelli,vestiti,ragazzi.
Non ne potevo più di sentirle ogni giorno.
Ma ero troppo piccola per capire che erano nel periodo dell'adolescenza,in cui qualsiasi cosa o motivo era buono per litigare.
Stanca di aspettare,mi alzai sbuffando,presi il secchiello che usavamo per prendere l'acqua del mare e andai da sola verso la riva.
Sapevo che mio padre mi stava guardando, lo faceva sempre.
Ci lasciava fare qualsiasi cosa,nei limiti ovviamente della nostra età,ma sempre sotto stretta sorveglianza.
Lo guardai di sfuggita e notai che mi stava guardando anche se aveva aperto sulle gambe il giornale del mattino.
Sussultai quando l'acqua mi bagnò i piedi e tornai a guardare il mare.
La corrente era forte,ma pensai che stando solo lì,sulla riva,non poteva succedere nulla.
Così mi abbassai, presi l'acqua e sorrisi mentre mi giravo per tornare dalle mie sorelle. Ero talmente contenta di esserci riuscita che non mi accorsi dell'onda in arrivo alle mie spalle che mi fece perdere l'equilibrio trascinandomi giù.
Lì lo sentii.<
Il mio supereroe era venuto a salvarmi,non avevo visto arrivare mio padre,ma riuscì con un solo movimento a issarmi e riportarmi sulla riva.
Da quel giorno non fui più Felicity, ma Ty.
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