Due anni prima...
La macchina di mia madre,una mercedes rossa fiammante era parcheggiata al solito posto davanti al garage di casa e di fianco però c'era una berlina nera che non riconoscevo.
Non l'avevo mai vista quella macchina.
Continuai a camminare verso il portico di casa,tenendo sempre gli occhi sulla nuova auto.
C'era qualcosa di strano.
Salii i gradini che portavano alla porta d'ingresso e mi accorsi che c'era qualcuno.
Strinsi gli occhi per mettere a fuoco,per cercar di vedere meglio.
Notai subito che al volante c'era un'uomo,sulla quarantina,che mi fissava.
Non lo avevo mai visto.
Era vestito come un maggiordomo,ma capii immediatamente che poteva essere solo un'autista di qualcuno con più potere di lui.
Pensai che sicuramente mia madre aveva visite inaspettate,che forse dovevo aspettare le mie sorelle e non entrare per non disturbarla.
Feci due passi indietro sempre tenendo gli occhi puntati sull'uomo che sedeva in macchina.
Avevo deciso di aspettare Celine e Crystal nella casa sull'albero che papà aveva fatto costruire per me e le mie sorelle.
Io ancora ci andavo a sedermi lassù,per guardare le stelle e per pensare.
Era il mio rifugio quando volevo sparire per un pò.
Le mie sorelle non ci salivano da non so quanto tempo e a me andava bene così.
Stavo cercando un modo per non far pensare nulla di strano all'uomo che mi guardava da dietro il volante, feci un passo indietro ma lui inclinò il viso come per studiarmi meglio.
Cazzo me la stavo facendo sotto.
La tensione mi faceva veramente correre in bagno.
Dovevo assolutamente fare pipì e quell'uomo che mi guardava mi faceva agitare ancora di più.
O al diavolo,sarei entrata e me la sarei filata sopra senza farmi sentire.
Guardai l'uomo un'ultima volta,si stava accendendo una sigaretta e aveva appena aperto lo sportello per uscire.
Non me ne ero accorta,ero talmente presa a pensare ad un modo di rientrare.
Quando vidi che aveva messo un piede fuori dall'auto con un movimento veloce,aprì la porta principale velocemente senza fare rumore
e me la richiusi alle spalle.
Quell'uomo non mi piaceva,mi aveva messo in agitazione subito.
Eppure mi conoscevo bene potevo abbatterlo in due mosse.
Di mia spontanea volontà erano tre mesi che frequentavo un corso di autodifesa...stavo imparando,volevo saper difendermi,non ero bravissima ma qualche tecnica la sapevo manovrare.
Mi appoggiai alla porta e feci un lungo respiro prima di salire nella mia camera.
Prima di muovere un solo passo cercai di affilare l'udito per capire chi fosse la persona che era in casa mia.
Dopo due secondi che avevo cercato di percepire anche il minimo rumore,mi gelai sul posto.
Sentivo dei gemiti,forti,sempre più forti.
Come se qualcuno stesse facendo di tutto tranne che parlare.
Non riuscivo a muovermi,sentivo due pezzi di ghiaccio al posto dei piedi.
Mia madre stava tradendo mio padre?
Mi sentivo svenire,non potevo credere a quello che sentivo.
All'improvviso sentii i versi di un'uomo e poi silenzio.
Cazzo ed ora?
Come dovevo comportarmi?
Dentro di me il fuoco ardeva,fuori sentivo la neve ovunque.
Sensazioni contraddittorie.
Dentro rabbia,fuori freddezza.
Dentro dolore,fuori freddezza.
Ero diventata un ghiacciolo.
Cosa dovevo fare?Non sapevo come muovermi.
Dovevo sbrigarmi.
Cercai di riaprire la porta per andare via,ma la voce di mia madre mi congelò sul posto.
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<< Ci abito. >> risposi di getto mentre il mio sguardo veniva catturato da due pozzi neri.
Porca miseria.
Porca.
Miseria.
Scrutai l'uomo davanti a me e cavolo era di una bellezza disarmante.
Contieniti Felicity.
La mia coscienza aveva già intuito tutto,ma io non riuscivo a distogliere gli occhi da lui.
Lo guardai dalla testa ai piedi,tutto urlava soldi.
Ma cavolo se poteva permetterselo.
Aveva un vestito nero gessato su misura,scarpe lucide dello stesso colore,camicia bianca e spalle possenti. Una cravatta nera lucida a circondargli il collo e un orologio in acciaio che poteva valere come tutta casa nostra.
Più salivo con lo sguardo più sentivo caldo.
Era troppo bello.
Arrivai a guardare le sue labbra e i suoi occhi.
Così neri e cosi taglienti.
Ero immobile.
Il suo fascino mi destabilizzava.
Era bello.
Cazzo se era bello.
<
<
Aveva capito che io sapevo,che avevo sentito.
Quello che più mi fece irrigidire era l'uomo dagli occhi neri.
Sorrideva.
Forse era quello il suo scopo,farsi trovare con mia madre in queste circostanze.
Non distolsi mai i miei occhi da lui,forse per la mia sfrontatezza o solamente per capire.
Sinceramente non mi interessava.
Mentre lo guardavo,mi ispirava di tutto ma anche tanta paura.
Volevo solo chiudermi in camera mia e non stare qui a guardare tutto questo.
Nessuno parlava.
Decisi così che dovevo andare in camera per cercar di dimenticare ciò che le mie orecchie avevano ascoltato.
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Mia madre non mi rispose,sentivo due occhi che mi fissavano insistentemente.
Guardai la donna di fronte a me e notai che aveva gli occhi chiusi ,i muscoli rilassati,le gambe divaricate un poco,aveva perso la sua compostezza.
Lei non era presente.
Aveva un'espressione strana,molto strana.
Guardai di sfuggita l'uomo che non aveva mai smesso di fissarmi.
E mi accorsi di un dettaglio.
La mano con l'orologio era dietro la schiena di mia madre e lui si era un po' inclinato con il busto.
Cazzo!No!No,no,no,no,no!
Quando realizzai che mia madre stava per aver un orgasmo di fronte ai miei occhi grazie alla mano dell'uomo che aveva di fianco,il mio stomaco si attorcigliò.
Un conato di vomito mi risalì in gola e con un'ultima occhiata guardai l'uomo che sorrideva senza nessuna preoccupazione.
Come se volesse mostrarmi qualcosa.
Ma cosa?
Che mia madre era una stronza?
Che tradiva mio padre?
Ehi bello sei arrivato troppo tardi.
Tutte cose che avevo già capito mentre ci davate dentro come conigli.
Corsi per le scale,svolta nel corridoio e aprii la mia camera facendo sbattere la mia porta con un tonfo.
Riuscii ad arrivare in bagno e vomitai tutto quello che avevo mangiato la mattina stessa.
Mentre ero ripiegata sul water nella mia mente due occhi neri si fecero spazio mio malgrado.
Aveva uno sguardo ipnotizzatante ma non capivo se era lui che era uno sconosciuto che mi faceva più schifo per la sua sfrontatezza o mia madre.
Una risata cristallina arrivo fino alla mia camera,mi congelai sul posto fino a quando sentii il portone di ingresso chiudersi.
Che cosa era appena successo?
Di certo non ero consapevole che lo stesso uomo aveva altri programmi per me.
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