Capitolo 2

Una farfalla catturò la mia attenzione mentre volava vicino la finestra e mi fece tornare alla realtà.

Più la guardavo più sorridevo,più sorridevo e più mi sentivo sola.

Ero sola, sola con me stessa.

Ed io volevo solo chiudere gli occhi e tornare indietro di due mesi con la consapevolezza di quello che sarebbe accaduto oggi.

Guardai ancora una volta la farfalla svolazzare leggera.

Diamine come vorrei essere te adesso.

Vorrei essere libera,vorrei vivere la mia vita,i miei sogni.

Ma sapevo benissimo che non sarebbe stato così.

Avevano deciso.

Ci saremmo trasferiti e avremmo lasciato la nostra casa in Texas per spostarci tutti a Sacramento.

Conoscendo i miei genitori avevano sicuramente comprato una di quelle ville immense da ricchi, in quei quartieri famosi.

Si erano assicurati dei cuochi per non far cucinare mia madre, dei maggiordomi ed una governante.

La nausea mi saliva soltanto pensandoci.

Come avevano potuto decidere per me?

Io odiavo queste cose, non volevo vivere a Sacramento,non volevo vivere nemmeno in quella mega villa,volevo rimanere a casa mia dove ero cresciuta.

Era una casa normale, qui non ci mancava niente visto che siamo sempre stati benestanti,ma non abbiamo mai ostentato nulla.

Eravamo umili. Ora non siamo nemmeno più quello,anzi non sono.

I miei genitori sono stati come accecati dai soldi due anni fa e da allora per loro contano solo quelli.

Come se potessero darci la felicità, come se potessero rendere per tutti, il mondo un posto migliore.

Non potevano aspettare un altro anno per fare questo passo. Mi bastavano trecentosessantacinque giorni ancora qui e poi avrei raggiunto le mie sorelle che si trovavano al college già da tre anni.

Mi veniva da vomitare.

Mi alzai dalla sedia barcollando e mi ricordai all'istante che non mangiavo da ieri sera.

Non avevo fame,soltanto guardando le mille scatole sparse nella mia camera ancora da imballare,il mio stomaco si chiudeva.

Dai Felicity devi sbrigarti puoi farcela.

La mia coscienza mi spronava,ma io sembravo un bradipo che stava per andare in letargo,un prigioniero sul punto di ricevere la sua condanna eterna.

Sapevo cosa mi aspettava lì,sapevo chi mi attendeva a Sacramento e io non riuscivo a fingere di essere felice.

Non ci riuscivo.

Non volevo tornare indietro con i ricordi, non volevo vederlo,ma sapevo benissimo che ci sarebbe stato Lui ad attendermi.

Il suo autista avrebbe parcheggiato davanti la nuova casa che i miei avevano comprato con i suoi soldi. Lui sarebbe sceso e si sarebbe appoggiato alla sua costosissima macchina solo per far capire a noi che lui era invincibile e che ci sarebbe sempre stato.

Perchè Lui c'era sempre .

Mi era entrato nelle ossa, nella mente, nell'anima e aveva reso tutto nero.

Andare a Sacramento significava tante cose e solo pensarlo il mio stomaco ne risentiva.

In primo luogo dover frequentare l'ultimo anno di scuola in una nuova città,in una nuova classe,senza amici ma soprattutto senza la mia migliore amica,Charlie.

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