Due anni prima....
La settimana era passata come un soffio di vento,tra ricerche di vestiti e gioielli ed oggi era l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie.
L'indomani ci sarebbe stata la famosissima cena e mia madre da qualche giorno non faceva altro che spostarsi tra parrucchieri e stilisti per trovare l'abito perfetto per lei.
Io,Crystal e Celine avevamo già appeso nel mio armadio i nostri vestiti.
Meno male che avevamo trovato tutto in un giorno solo.
Vestito,scarpe e gioielli erano pronti, per i capelli e il trucco Crystal aveva deciso che ci saremmo potute aiutare a vicenda per evitare che nostra madre mettesse becco in qualcosa.
Mancava solo un giorno e già si respirava aria viziata in casa.
Sbuffai e mi rigirai nel letto,per guardare la sveglia.
Come al solito ero in ritardo per scuola.
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Ero nervosa.
Avevo ancora quella sensazione nella pelle che non mi piaceva e Crystal se ne accorse all'istante.
<< Cos'hai? Dormito male? >> Mi chiese sedendosi sul letto.
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<< ma dai smettila!Senpre con queste sensazioni!
Non è per caso per il bel moro che ti guarda sempre a scuola ? Oppure è per la cena?Vedrai andrà bene.
E per quanto riguarda il moro, vuole solo una cosa lo sai >>
<< No non è per lui. Non mi interessa Maverick.
E poi te l'ho detto mille volte come la penso su quella cosa. >> dissi lanciandole un cuscino.
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Ero diventata rossa,morivo dalla vergogna ogni volta che si tirava fuori il discorso.Non volevo parlarne,era umiliante perché non capivano il mio punto di vista.
Ero vergine.
Non capivo che male c'era ad esserlo.
Crystal e Celine,mi prendevano sempre in giro,chiamandomi Suor Felicity.Loro non erano più vergini da tempo, forse perché non gli interessava esserlo o perchè non avevano mai dato importanza alla cosa.
Fatto sta che avevano concesso a due ragazzi incontrati ad una festa di un altra scuola quello che io mi tenevo stretta a me da tempo.
Lo ammetto,aspettavo qualcuno.
Una persona che mi trasmetteva sicurezza,voglia di farlo ma soprattutto dolcezza e nessun secondo fine.
Non dico che volevo aspettare l'amore della mia vita ,perché dai non prendiamoci in giro,sappiamo tutti che non esiste.
Ma volevo qualcuno giusto per me.
Giusto per il mio momento.
Le lanciai un cuscino e lei lo schivò.
<< Va bene! Chiudo il becco però muoviti oppure noi andiamo sole >>
Si guardò intorno per poi avvistare la gonnellina che cercava.
La prese e andò via dalla mia stanza sghignazzando.
Dai Ty forza e coraggio.
Sbuffando mi alzai e andai in bagno a fare una doccia veloce.Mi vestii e mi diedi un'ultima controllatina allo specchio prima di scendere.
Avevo indossato una gonna nera a ruota, stivali al ginocchio dello stesso colore e un maglioncino celeste cielo che faceva risaltare ancora di più il colore dei miei occhi.
Mi ero truccata poco,solo mascara ed eyeliner giusto per dare un po di volume alle mie ciglia.
Non amavo troppo truccarmi.
Mi piaceva più far risaltare parti di me,ogni volta in modo diverso.
Presi la borsa di scuola vicino alla scrivania che avevo accuratamente preparato la sera prima e scesi le scale diretta alla porta di ingresso.
I miei non c'erano,avevano un turno a lavoro e io mi presi la briga di non fare colazione.
Tanto molto probabilmente avrei comprato qualcosa anche per me alla bakery vicino scuola quando sarei andata a prendere le ciambelle per Charlie.
Aprii la porta d'ingresso e trovai Celine e Crystal che mi aspettavano sul portico di casa.
Stavano fumando una sigaretta,mentre parlavano della cena di domani sera.
Alzai gli occhi al cielo,non ce la facevo più ormai non si parlava di altro in casa nostra.
<< Avete finito di sparlare di chi ci sarà ? Non ne posso più..sono settimane che ne parlate.
Siete come la mamma molte volte.
Dai andiamo che sono già in ritardo per la prima ora. >>
Fu Celine a rispondere,spostando i suoi capelli lisci dietro la schiena
<< Oh alla buon'ora principessina.Dormito male questa notte? >>
Feci una smorfia per prenderla in giro mandandola con il dito medio a quel paese e mi incamminai.
Crystal buttò la sigaretta nel posacenere nascosto dietro la siepe e mi guardò scuotendo la testa.
I miei non volevano che fumassimo,le mie sorelle avevano iniziato da più tempo di me di nascosto.
Si erano fatte beccare dopo una festa qualche mese fa ed io che avevo cominciato solo da un'anno,ero stata più furba di loro a non far capire nulla.
Erano talmente ubriache che nel metterle a letto il loro baccano fece svegliare la mamma.
Se solo ricordo la ramanzina che ne venne dopo,il punto cruciale però accadde nel momento in cui Celine nel pieno di una risata isterica fece cadere la sua borsetta.
Si rovesciò di tutto e di più,comprese le sue amate sigarette.
Mia mamma dopo aver dato il meglio di sè,elencando come se fosse un alfabeto tutte le cause di malattie e problematiche da fumo le mise in punizione per mesi.
E sapete una cosa?Le mie sorelle non hanno mai rispettato nessuna punizione,almeno non quelle di mia madre.
La sera dopo infatti,erano già ad un'altra festa ubriache per l'ennesima volta.
In fondo i miei genitori erano medici e per loro le sigarette non erano ammesse.
Io le usavo solo come valvola di sfogo quando sentivo troppa pressione,le mie sorelle solo per dimostrare ai bei ragazzi che loro erano anche cattive ragazze.
Per l'alcool ci avevano rinunciato fin da subito.A noi piaceva bere.
Potevamo sembrare ragazze facili?
In fin dei conti il bere,il fumare e il vestirsi in un certo modo non rappresentavano una persona.
Avevamo sempre fatto un esempio concreto ai miei genitori.Un ragazzo tatuato solo perché ha tatuaggi deve per forza essere una persona cattiva o immischiato in qualcosa di losco?No!
E allora il fatto che a noi piaceva bere non significava che eravamo ragazze facili.
Mi misi una ciocca di capelli dietro l'orecchio guardandole con la coda dell'occhio.Celine scese le scale del patio ridendo.
Sapevo che mi avrebbero seguito,erano sempre ad un passo da me,quelle arpie mi stavano ancora prendendo in giro chiamandomi principessina e sua maestà mentre mi raggiungevano.
Presi gli occhiali da sole nello zaino, giusto per fare qualcosa,anche se il sole oggi si nascondeva molte volte tra le nuvole.
In qualche modo dovevo pur nascondere il sorriso che aleggiava sulle mie labbra.
Erano due folli e mi prendevano in giro ogni giorno ma le amavo da impazzire.
Crystal si avvicinò e mi prese sotto braccio sorridendo
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<< Lo so,ma sbrighiamoci che forse riesco a passare anche alla bakery prima.Vi va di fare una passeggiata?>>
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Sorrisi mentre camminavamo,mia sorella si ricordava il solo modo che avevo per farmi perdonare dalla mia migliore amica.
La scuola distava solo dieci minuti ed io avevo voglia di prendere aria e pensare il meno possibile.
Quella sensazione mentre raggiungevo scuola mi premeva ancora sul petto.
La giornata passò subito anche se il professore dell'ultima ora ci fece uscire in anticipo a causa di un problema tecnico dei computer che usavamo per la sua lezione.
Le mie sorelle avevano scuola ancora per un pò quindi mandai loro un messaggio per sapere se dovevo aspettarle oppure potevo già tornare a casa.
Avevo una fame da lupi e volevo tornare a casa prima possibile.
Mi avvicinai al cancello seguita da Charlie che stava tentando in tutti i modi di inserire i libri nel suo zaino .
Celine fu la prima a rispondermi al messaggio dicendo che sarebbero tornate da sole dopo.
Così dopo aver salutato la mia migliore amica misi le mie adorate cuffie rosse alle orecchie e canticchiando mi avviai verso casa.
Sentivo brontolare il mio stomaco già da diversi minuti.
Di solito quando tornavamo da scuola,la mamma era già scappata via per il secondo turno all'ospedale e come suo solito ci lasciava già il pranzo in forno.
Essendo uscita prima da scuola sicuramente l'avrei trovata indaffarata ai fornelli.
Così mi misi a correre per arrivare prima e poterla aiutare.
Rallentai quando vidi l'enorme siepe che circondava casa mia.
Nel momento in cui varcai il cancello nero battuto che mia madre aveva voluto per rendere più regale la nostra abitazione,quella sensazione che mi perseguitava già dalla mattina stessa si fece più forte.
Ero convinta.
Stava per accadere qualcosa di brutto.
Il mio cuore cominciò a battere come un tamburo.
Stava per uscirmi dal petto nel momento in cui notai qualcosa di diverso accanto all'auto di mia madre.
E ne ebbi la certezza quando varcai la soglia di casa mia.
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