Accennai un piccolo sorriso e mi avvicinai.
Il mio migliore amico, colui che ci sarebbe sempre stato,che mi avrebbe rispettato,supportato ed aspettato nei momenti più bui.
Colui che avrebbe raccolto le mie lacrime ogni volta che ne avevo bisogno.
Era lucido,nero come ultimamente era la mia anima.
La sua coda era imponente, più lo guardavo più me ne innamoravo ogni giorno di più.
Lo toccai con delicatezza,i tasti bianchi e neri mi chiamavano da mesi ma io non riuscivo a sedermi lì da molto tempo.
Chiusi gli occhi e lo accarezzai come se fosse un'anima pura,quanto mi mancava.
Nello stesso istante in cui pensai di sedermi sullo sgabello, sentii un fracasso in cucina che mi riporto a pensare al motivo per cui ero scesa.
Guardai un'ultima volta il pianoforte sospirando e con tutto il coraggio che avevo, percorsi il piccolo corridoio che portava alla cucina.
Mi avvicinai lentamente senza palesare la mia presenza,tanto non se ne sarebbero accorti comunque e li guardai.
Mia madre era seduta vicino all'isola della cucina con in mano un bicchiere di vino rosso,come le sue unghie.
È sempre stato un tipo ben curato,capelli di un biondo ramato fatti dal parrucchiere ogni fine settimana.
Trucco impeccabile a contornare quegli occhi color ruggine tanto uguali a quelli di nonna Rose ed un fisico da far invidia anche alla modella più acclamata.
Anche noi tre, fisicamente avevamo ripreso da nostra madre. Celine e Crystal erano molto simili tra loro,erano gemelle ma se Crystal era come la mamma anche per quanto riguardava il colore degli occhi e dei capelli, Celine era uguale a nostro padre.
Mio padre,che in quel momento stava cercando di raccogliere dei pezzi di vetro,era sempre stato un tipo più alla mano.
Quando doveva recarsi a lavoro,era sempre ben vestito con i suoi completi fatti su misura da uno stilista italiano,i suoi capelli neri come l'inchiostro sempre tirati e corti e i suoi occhi sempre severi ma di un verde smeraldo.
La parte della giornata che mi piaceva di più era quando rientrava a casa,si spogliava togliendo gli abiti da medico e fasciava il suo corpo muscoloso con i vestiti da papà.
Indossava una tuta ed un maglioncino ed era pronto a giocare con noi a qualsiasi cosa avremmo scelto.
Io ero proprio come lui.
Seppur fisicamente fossi uguale a mia madre,forse con qualche forma in più e avevo occhi di un blu notte e capelli neri come nonno Jon, per tutto il resto ero identica a lui.
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<< Karol non fare tante storie. Ne hai altri cento,ti avevo detto di non metterli in alto nello scatolone! >> rispose a tono mio padre.
Erano agitati e si notava,forse non era il momento migliore per affrontarli pensai. Giocai con l'orlo della maglietta per impedire alla paura di farmi scappare,ero nervosa perchè dentro di me sapevo già cosa mi aspettava.
Provaci,tanto non hai nulla da perdere.
La mia coscienza cercava di spronarmi perché sapeva benissimo che altrimenti mi sarei tirata indietro visto che il mio cuore già rotto i mille pezzi non avrebbe retto un altro rifiuto da parte loro.Perchè loro non mi avrebbero aiutato e il mio cuore lo sapeva.
Strinsi le mani a pugno.
Dovevo provare.
Feci un lungo respiro e mi armai di coraggio,sperando che considerassero la mia offerta.
<< Posso parlarvi un secondo? >>
Mia mamma sussultò sentendo la mia voce roca e appena mi vide portò una mano sulla bocca immediatamente,sgranando gli occhi.
Mi ero guardata allo specchio prima di scendere,ero pallida,molto pallida ma i miei occhi erano un fuoco,non mi riconosceva.
Nemmeno io.
Da almeno due anni però.
<< Volevo chiedervi una cosa. Io non voglio venire a Sacramento. So cosa mi aspetta e lo sapete anche voi. Vorrei rimanere qui con i nonni almeno l'ultimo anno. Poi andrò a Berkley da Celine e Crystal. Per favore! >>
Mi bloccai con la gola stretta,ecco l'avevo detto.
Avevo chiesto pietà ai miei genitori.
Iniziai a piangere e a singhiozzare perché questa era l'unica via di uscita che potevo avere.
La loro clemenza.
Come può una figlia chiedere di essere salvata ai propri genitori?
Non dovrebbero essere loro a salvare me nonostante tutto?
Perché non mi sentivo abbastanza per loro? Perché non mi volevano?
Loro non erano mai stati così. Da quella notte era cambiato il loro modo di vedermi.
Ma cosa potevo farci io se lui aveva scelto me. Se solo avessi saputo a cosa andavo incontro.
Erano cambiati ma non capivano che lo ero anche io.
Mio padre si alzò da terra e mi guardò con lo sguardo di chi era impotente,girò su se stesso e si dileguò nel nostro giardino per buttare i cocci che aveva raccolto.
Dal suo sguardo avevo capito benissimo che si sarebbe dileguato per non guardarmi,lo faceva sempre.
Mia madre invece mi mostrò il lato che da un po' mi faceva vedere quando papà non c'era.
Il suo sguardo lo sentivo sulla mia pelle.
Freddo,come se mi avessero avvolto intorno una coperta fatta di ghiaccio. Abbassai lo sguardo, ma lo rialzai subito puntandolo dietro di lei,non volevo mostrarle la mia debolezza in quel momento.
Era inutile evitare la sua furia però,perchè sarebbe arrivata in un modo o nell'altro me la faceva pagare sempre, così mi decisi a guardarla dritta negli occhi.
Vedevo rabbia nei suoi occhi,cattiveria e disprezzo,ma c'era qualcos'altro che non ero riuscita mai a capire.
Un altro sentimento che nascondeva,qualcosa di profondo e puro.
Lo vedevo ogni volta che mi guardava e molte volte mi faceva paura.
Tutto questo non prometteva nulla di buono.
Quell'odio solo per una semplice domanda?
Non riuscivo a capirla.
Cosa c'era di sbagliato in quello che avevo chiesto?
Cosa c'era di tanto grave da farla reagire così ogni volta?
Cosa c'era di sbagliato da farle odiare me,sua figlia?
Sapevo benissimo che ne avrei pagato le conseguenze.
Ma in fondo al mio cuore volevo credere che c'era speranza.
In me,in lei.
Guardandola non era così.
Ma speravo di sbagliarmi.
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